Climbing during pregnancy ? Whaaaat? Ovvero ” il corpo mica è solo tuo”. Irresponsabili che non siamo altro.

Parto subito con un discalimer. Dovevo parlare di fellatio. diomadonna. E invece no.

Mi sono dovuta schifare su faccialibro. Sgrunt

Questo post è molto di “parte”. Si possono avere varie opinioni in merito a questo argomento. Tutte rispettabili. La cosa che mi ha turbato e spinto a scriverlo è che molte persone non sanno di cosa stanno parlando o lo sanno e si permettono di giudicare sparando a zero senza considerare variabili personalissime e valide.

Io ad esempio non faccio Boulder perchè ho più paura di cadere su un materasso di quanta ne abbia con una corda sotto di me. E con la pancia di questa ragazza probabilmente avrei voglia solo di involtini primavera

Lei invece no:

Lyn red suede shoes

Lyn Barraza

E la rispetto, come ci si aspetterebbe anche da buona parte delle persone

L’arrampicata sportiva è un’attività che per la maggior parte delle persone fa parte di un immaginario adrenalinico, estremo, pericoloso, una roba da amanti del brivido, per pochi estremi avventurieri. Non è esaustivo, anzi. Non c’azzecca un cazzo con la realtà delle cose.

Inoltre parlerò nello specifico di donne che arrampicano durante la gravidanza, ciò significa donne atleticamente abituate a fare cose che per coloro che non scalano sono impensabili, sia a livello fisico che psicologico. Persone sane, con gravidanze non a rischio, questo è ovvio.

Molte delle mie amiche hanno bambini piccoli o li avranno a breve, poche arrampicano nella cerchia delle più vicine.

Molte di esse, non climbers, forse saranno d’accordo con l’indignazione che suscita questo argomento in Italia, ma spero anche che abbiano fiducia, in quanto future o neomamme, nel loro istinto;  spero sappiano dunque che anche altre donne, nella loro posizione, lo possono avere, e di esso di fidano.

Lynn-on-Pancake-Flake-Nose1-700x467

Se non praticate questa attività e non la avete mai praticata con un po’ di costanza, molte delle cose che racconterò vi sembreranno sconsiderate, visionarie e forse immaginerete che le donne che arrampciano siano una specie di wonder women con i trapezi ipertrofici che amano il brivido e odiano la femminilità.

Non è così. L’arrampicata sportiva non è questo. Cercherò, in ogni modo, di trasmettere e spiegare alcune dinamiche tipiche della pratica di questo sport, senza cadere in tecnicismi troppo complessi; in modo da rendervi chiaro tutto il senso di questa faccenda.

Ad esempio, senza sapere cos’è la progressione da primo di cordata e quali sono i rischi e le differenze rispetto a quella da secondo, non potreste capire il punto di vista di questo post.

Informatevi in merito, c’è molto online e non solo.

Perchè esistono modalità per praticare l’arrampicata in maniera tale da renderla meno rischiosa di una camminata su sentiero, dove si può cadere e sbattere il muso perchè nessuna corda ci tiene, su gradi più semplici di quelli a cui magari quelle donne erano abituate, con un’altro livello di sicurezza e sforzo, in certi periodi ecc…

Comunque. Il tema è questa attività meravigliosa, che personalmente a me ha trasformato la vita in meglio (anche se mi ha fatto sacrificare delle cose molto importanti e fare scelte difficili) e nonostante non la pratichi assiduamente come un tempo, continua a farlo.

Ovviamente essendo un’atività che comporta rischi e prese di responsabilità, quando la praticano delle donne che magari sono mamme o lo stanno per diventare…ognuno deve dire la sua e giudicare le loro scelte. Nel frattempo queste donne cercano risposte, si informano, si confrontano, si ascoltano.

Oggi è apparso sulla mia bacheca di Facebook un post di una bella pagina che tratta, in maniera spesso non troppo specifica ma con belle immagini argomenti inerenti l’alpinismo e l’arrampicata sportiva

Sinceramente quanto ingenuamente, non mi aspettavo avrebbe scatenato crocifissioni, giudizi, indignazione, da parte di uomini e donne, che davano per scontato, questa è la cosa brutta, l’ovvietà del loro dissenso.

Il titolo era: Arrampicata col…pancione. Cosa ne pensate?

Accompagnato da questa foto di Beth Rodden, della quale parleremo a breve

beth

photo via Beth Rodden

Ora, soprattutto se digiuni di imbrago e scarpette nella vostra quotidianità (no  quella volta che vi hanno fatto provare perchè avevate perso una scommessa non vale come esperienza) questa foto vi turberà.

Ma prima di partire con l’indignazione e i deliri provita e i “che irresponsabile”, tornate su a leggere quali e quante cose dell’arrampicata sportiva non sapete. Grazie. No mica per essere stronza. Ma per chiarezza, perchè sui social basta una foto e tutti partono col delirio indignatorio senza sapere una fava beneamata di tutto ciò che può esserci dietro. Ad esempio del fatto che sta presumibilmente scalando su una via ben al di sotto del suo grado abituale, che progredisce da secondo di cordata, con un imbrago completo e non solo inferiore ecc…

Non sono tardati infatti i commenti/giudizi, certo è che gli autori della pagina hanno contribuito al becero populismo di Facebook omettendo la fonte dell’immagine, ovvero il blog dove sono raccolte le testimonianze, diverse, di varie mamme che hanno arrampicato, in varie modalità, durante la gravidanza.

QUINDI, cosa pensano gli Italiani? Non volevo saperlo. Ma ora lo so

Screenshot_2014-11-06-18-30-03

Giovane maschio. In bacheca aveva, pubblica visione, dei link di un giornale cattolico nel quale si indignava per dell’educazione sessuale nelle scuole in Germania.  Gne. Non se ne esce mi sa. Eppure cerco di spiegare che è una cosa che si può fare, non sempre, non per tutte, con certe precauzioni e solo fino ad un certo punto. Ma si può

Ma il nostro crociato della vita avanti e che carino, critica gli altri mentre arieggiano le tonsille nella cloaca dove lo sta facendo pure lui. Uhm, sono confusa.

Screenshot_2014-11-06-18-30-11

Già infatti di sicuro l’equazione “quella tipa li è una madre snaturata ed egoista” ti piacerebbe…troppo dura considerare più variabili e pensare che forse, forse, lei sa bene ciò che sta facendo. Ed ha fiducia nelle sue capacità, sa dove fermarsi ecc…

Poi ne arrivano altri.

Screenshot_2014-11-06-18-32-02

Questo è fantastico. Sarà uno di quelli che mentre sei incinta non te lo danno perchè hanno paura che il bambino esca scemo per colpa delle botte di glande in testa.

Notare la grazia con la quale argomenta la sua visione della sua donna contenitore, commuovente. Un futuro come rappresentate Tupperware.

Per questo tizio una climber che decide di fare due tiri da secondo è pragonabile una pazza ribelle che va in Totoga al nono mese…della serie.

La risposta giusta alla domanda posta dalla pagina sarebbe…”dipende da come dove quando e chi.” Ma niente. Mi chiedo se qualcuno arrampichi fra i commentatori…perchè inizio a dubitarne

E non mancano le donne, brave pure loro a sparare giudizi

Screenshot_2014-11-06-18-30-25

Colei è il top. Era quello che aspettavo. La madre di famiglia con la passione per le passeggiate nei pascoli che tira fuori la storia delle “palle”.

Temo che quel “ognuna è libera di…” alla fine lo abbia messo per essere politically correct

Quindi se una donna sente di voler continuare a scalare per un pochino su qualche via che conosce bene e un imbrago adatto, perchè la fa stare bene, le regala uno stato mentale favoloso, la aiuta fisicamente e sente che è la cosa giusta da fare per se stessa e il bambino, con ovvie precauzioni, lo fa perchè vuole dimostrare che “è come un uomo”…un po’ faticosa come storia per fingersi un vero uomo.

MAH convinta te. 

La mia ingenuità e la convinzione che le cose stiano molto diversamente parte dal presupposto che ho visto varie amiche e conoscenti arrampicare nei primi mesi della loro gravidanza, in certi casi anche fino al 6° (mese, non grado..anche se…)

Parlo di donne che arrampicano con costanza, che lo facevano da anni prima di restare incinte e che hanno ripreso a farlo prima possibile dopo aver partorito, non di ragazze che fanno step tre volte a settimana e iniziano ad arrampicare quando sono incinte. Ma cacchio. Un minimo di logica.

L’arrampicata ti cambia, la mente e il corpo. Tanto. Un allenamento costante ti rende capace di fare cose che per una tua coetanea, magari mediamente sportiva ma in altri ambiti, sono impensabili. Diventano quotidianità, ruotine. Impari ad avere controllo, a capire quanto oltre stai andando, dov’è la tua soglia di comodità e sicurezza ecc…

Mica devi sfidare i tuoi limiti in gravidanza. Non è quello il momento. Ma facendo attenzione e abbassando le prestazioni, se ti va, se senti che ti fa stare bene e non hai una gestazione a rischio, arrampica.

Non è il momento di iniziare. OVVIO.

Non è il momento di pensare alle prestazioni top. OVVIO

Non è nemmeno il momento di scalare da primo.

Ma possibile che appena c’è di mezzo una donna e la sua vita tutti siano più bravi di lei a decidere cosa è meglio per se e per il bambino? Incredibol.

Ed inoltre alla mia ingenuità e buona fede nel genere umano si somma il fatto che qualche anno fa mi ero imbattuta in un blog molto bello, quello di Beth Rodden. La ragazza della foto del post incriminato.

beth2

E’ una climber (perchè arrampicatrice in italiano non riesco a farmelo piacere) ed alpinista americana. Nel suo blog raccoglie proprio le testimonianze di molte donne, anche campionesse, e della loro esperienza inerente, gravidanza, arrampicata e essere mamme in generale continuando a frequentare le falesie.

Molte di esse si sono messe alla ricerca di studi, informazioni mediche e articoli in merito…senza trovare nessun riscontro. Hanno iniziato a incrociare le loro esperienze per creare una serie di testimonianze in merito, che fossero di aiuto per altre donne.

Donne che arrampicano ce ne sono tantissime, ovunque. Basta un corso presso una sede CAI o un’ASD che si occupi di questo sport per rendersene conto.

Molte sono forti, fortissime.

Pensavate di no vero?

E invece è pieno di figa. Perchè grazie al cielo non a tutte le nate femmine interessa la manicure, o magari interessa, ma scoprono qualcosa che le fa stare così bene, che le cambia in meglio e da loro forsa, serenità, pace, motivazione, che se ne fottono delle unghie curate.

Ed è uno sport molto poco “di genere”, almeno al suo interno. Uomini e donne se la cavano chi bene chi meno bene, a seconda del tempo che ci dedicano, di quanto si allenano, di quanto si spostano per arrampicare in posti nuovi.

Persino le presunte o effettive doti fisiche “innate” differenti fra i due sessi non creano particolari differenze di prestazione. I ragazzi che iniziano spesso sono avvantaggiati da maggiore forza nella parte superiore del corpo (per i profani: ” se rampega prima cola testa, po’ coi pei, e sol ala fin cole man.” Bruno Detassis ) e un diverso e favorevole collegamento fra gli addominali e i tensori della fascia lata; le ragazze dalla loro hanno schemi motori adatti ai movimenti dell’arrampicata spesso più immediati, snodabilità e leggerezza. Tutte queste variabili si incrociano, non ci sono bianchi e neri. E si apprendono, ci si migliora, si allena il corpo e si impara a muoversi. Uomini e donne poco importa.

Insomma. Roccia ne abbiamo per tanti se non per tutti e di tutti i tipi e l’arrampicata è uno sport fra i meno sessualmente differenziati che esista. Lo dico per sfatare la teoria fallo-invidiosa della signora di cui sopra. Che chiaramente non arrampica con costanza e passione.

Ci potrei giurare.

L’arrampicata sportiva nasce dalla pancina dell’alpinismo, più o meno negli anni ’70 e da esso si differenzia per molte cose, una di queste è la gestione dei rischio. Nel senso: per i profani, nell’immaginario comune, “vado a scalare” viene spesso inteso come andare incontro a notevoli rischi, sforzi inimmaginabili e secchi di coraggio da lanciare grugnendo. Lungi da me sminuire le imprese in falesia di qualcuno, ma diciamo che, per come viene praticata in senso moderno, l’arrampicata sportiva regala un arcobaleno di varianti sul rischio, la difficoltà, l’impegno e il tempo richiesti, la preparazione atletica ecc…c’è da scegliere quanto fare fatica, quanto e se rischiare ecc… sempre.

Ci sono falesie atletiche e faticose, altre tecniche e meno fisiche, ci sono luoghi nei quali la chiodatura è lunga, distante, il che aumenta, in caso di caduta, il rischio di farsi male.

Altre sono quasi didattiche, sicure, con la possibilità di mettere protezioni così vicine da abbassare moltissimo ogni soglia di rischio. Ma soprattutto ci sono tantissimi gradi.

Ci sono anche donne che si dedicano ad un tipo di arrampicata nel quale i rischi sono alti, altissimi, o all’alpinismo professionale, attività che spesso sono incompatibili con la vita genitoriale. Proprio perchè si sa che si potrebbe non tornare a casa. Qui il parere di Steph Devis in merito.

Sempre per i profani: non si arrampica mica da soli nei casi di ragazze di cui stiamo parlando…non è free solo.

Qualcuno può portare su un corda per noi. Non cadiamo. Non ci “strappiamo” con colpi da primo e tirate di imbrago…Facendo così, se è un’attività che padroneggiamo bene e la pratichiamo quasi quotidianamente, detto sinceramente, è più pericoloso guidare in città per fare le commissioni quotidiane, o quasi.

Questo per dire che dare dell’irresponsabile a priori a una climber che continua ad arrampicare per un periodo della gestazione perchè si sente di farlo, è cosa piuttosto ignorante e dettata dalla poca comprensione dei contesti e da una totale sfiducia nella capacità di giudizio di queste future mamme.

I am convinced that climbing in pregnancy is good for the body and soul and indeed for the baby. As climbers we love the risk but it’s a risk we analyze and study before facing it. A climber depends much on their instinct and not only on our muscles. A mothers’ instinct always knows how many risks to face. What I want to say is that instinctually for me it was like this, I avoided certain routes or movements that had could been bad for my baby. 

Serve tirare per forza fuori la morale dell’irresponsabile che non si piega al volere della natura per continuare a fare le cose da maschiaccio? Siete davvero così convinti che questa mamma non sappia cosa sta facendo?

Serve davvero? Nel 2014? Davvero? Serve giudicare senza sapere chi abbiamo davanti, cosa è abituata a fare e sopratutto come si sente in merito alla sua gestazione?

Per non parlare di quando arrivano le moraliste della serie “con tutte le donne che vorrebbero un bambino…”, informo quest’ultime che al momento di aborti spontanei ce ne sono per motivazioni plurime. L’arrampicata non mi giunge alle orecchie spesso.

Che poi parliamo di una parte delle climbers, molte non se la sentono e interrompono ogni attività, anche le più easy. E fanno bene. Si ascoltano.

Direi una bugia se affermassi che quando ho visto una conoscenze in falesia da 2° su un grado per me innarivabile anche da non gravida, non mi ha un po’ turbata.

Ho pensato anche io per un secondo: “ma che fa! E’ un po’ incoscente”

Ma poi ho riflettuto. Ho pensato, chi sono io per giudicare cosa è meglio per lei? E’ per forza una irresponsabile? No. Non lo è. Ne abbiamo anche parlato. Quello che mi ha detto è molto simile a questa lettera inviata al Blog di Beth Rodden da una climbers Italiana

I got pregnant in September 2012, and just like you I started immediately researching the internet and was really scared about what I found: nothing. It seemed that climbing and being pregnant is taboo here in Europe as well…No information, nothing. In the end I found a little information from an American mum, but no medical information, statistics, or much help. I had to decide by my own if I should continue to climb or stop. Many people told me to not climb, to accept that being a mum means to renounce climbing, but I couldn’t agree with this. I decided to follow my instinct!!! What felt good for me, also felt good for my baby. Here in Europe many people still pointed their fingers and said, “Oh my gosh she’s pregnant and climbing.” Often telling me that I was being stupid without sense of responsibility for my baby. This is the main reason why I avoided indoor gyms. How do climbers handle this in the US?

I stopped bouldering after my 2nd month because I was afraid about falling. But I lead climbed until the 4th month (only easy routes, 5a/5b french scale) and then switched to toproping and a full body harness. I eventually stopped climbing completely at the 6th month because my belly got way too big and I felt too heavy. 

Anyway, in Europe there are not a lot of female climbers getting pregnant…with the exception of the Germans – I see a lot of them climbing during pregnancy! “

Ah il miraggio delle tedesche. Ogni volta che saltano fuori dinamiche legate alle fasi della vita della donna, della fisicità e della gestione familiare affrontate in maniera semplice e poco paranoica..saltano fuori le tedesche. Le amo.

E sarà uno stereotipo, però è anche un po’ verità che le attività sportive in famiglia e le donne sportive, in altri paesi europei siano ben più diffusi e radicati rispetto all’Italia, con meno paranoie.

Credo solo che quel post sia l’ennesimo piccolo scorcio di italietta, pronta a fare i conti sulla “bravura”, altezza morale e devozione allo stereotipo delle donne, figuriamoci quando c’è di mezzo l’essere mamma.

tutti pronti con la pietra in mano.

Perchè oggi sono un pelo pessimista. Infatti non ho neanche la forza di tirare quattro madonne o colorire il post con parolacce in abbundanzia.

Forse un po’ già so quali giudizi alcuni staranno formulando lì dietro quegli schermi. Per tutti gli altri spero sia una finestra sulla necessità di dare rispetto a modi di essere donne e mamme magari lontani dalla nostra indole. Ma possibili e rispettabili.

Lynn & Owen _studio portrait

Lynn Hill

porcamiseria