Pervertiti, senzadio, dis-ordinati, rovina bambini. Tempi bui per l’italiano medio e la sua sindrome di semplificazione.

fahrenheit451anton

Ciao, questo post è pieno di cose implicite. Chi ha orecchie per intendere intenda, gli altri nella tenda Quechua che poi miraccomando si chiude a 8 non buttatela nelle immondizie per il nervoso.

E’ pieno di cose implicite perchè viviamo giorni complessi e mi auguro che la foto qui sopra, se dico fobie-gender-disinformazione-ignoranti diventi immediatamente una citazione chiara.

Lo spero.

Insomma.

Ho scoperto che secondo alcune persone sono una pervertita, in quanto origine del termine pervertito indicava gli atei, coloro che osavano uscire dalla retta via

ah ah.

ok poi nel tempo il termine ha avuto evoluzioni peggiorative, ora indica perlopiù l’aspetto sessuale e la condotta fuori norma di un individuo, anche a livello patologico.

Ma a me questa origine fa ridere parecchio e da da pensare. Alle rette vie e alla gente che senza una riga da seguire ( anzi due, una rosa e una blu) disegnata per terra va fuori di testa e non sa gestirsi la vita.

Tempo fa ero in un bar del paese con due amiche; due amiche nuove, adottate come si adottano i parenti della famiglia del tuo partner, in quanto in primis amiche del mio compagno.

Persone diverse da me per molti aspetti, diverse fra loro per altri, con bellissimi strumenti di comunicazione fra il loro arsenale, una bella apertura mentale e una buona dose di umorismo.

spriss

Insomma, dopo due spritzoni Aperol, che anni di aperitivi veneziani mi hanno fatto detestare (ma posso finalmente ri-aprezzare in modiche quantità) abbiamo iniziato un excursus su alcuni temi molto contemporanei.

Ad esempio sul fatto che esistono ancora famiglie di stampo patriarcale con padri monocolore e madri che fanno tutto in silenzio, non insegnando niente ai figli maschi (perchè sono maschi, non ce la fanno poveri e poi son robe da femmine i lavori e vorrai mica che la Piccola impari a usar un decespugliatore?);

famiglie che mirano ad educare -ma spesso per fortuna falliscono- creature stereotipate e le mandano per il mondo a romperci i coglioni: ragazze col terrore del trapano e di una camera d’aria forata, ragazzi che non sanno caricare una lavatrice e procacciare del cibo acquistandolo ecc…

Famiglie che considerano normale non creare competenze ed indipendenza indifferentemente dal sesso delle persone, in nome di cazzate di genere sul cosa è giusto che maschi e femmine facciano.

Abbiamo citato gente vera, in carne ed ossa. Non articoli letti online come questo.

Come al solito mi sono sentita fortunata, ad avere accanto un compagno come quello che ho, ma diciamocelo: le persone si scelgono, la fortuna conta fino ad un certo punto.

Insomma è venuta fuori la solita solfa della donna (ancora molto comune) che lavora, lava, ordina, cucina, fa la spesa, educa, cura, trasporta, conforta, paga alla pari mentre il triste compagno che si è (tristemente) scelta, vegeta davanti alla play o al balon, perchè povero non posso mica insegnargli cose che non sa fare. Considerano i loro compagni dei cretini, sopportano una vita di fatiche mal ripartite, inespressa e repressa e poi si scandalizzano se dici loro che una cinquina sul culo dopo una scopata è la firma migliore, o che ti piace farti venire in faccia.

“Sei matta? Ma da te non me lo sarei aspettato, che mancanza di rispetto per la donna”

Già. Mancanza di rispetto un ceffone e una presa per il collo mentre so scopando come una coguara. Ma come faccio a spiegarti sta roba? Come? Diolei.

Invece la tua vita di assi da stiro e marito con l’autosufficenza di un I-phone senza caricabatterie sulla Schiara è una figata, il top dell’emancipazione e del rispetto.

Questi si riprodurranno e perpetueranno gli stessi schemi nel loro figli e per i figli dei loro figli.

Insomma. Fatevi chiudere le tube o i dotti. Vi prego. Che poi io ci lavoro con i vostri bambini (CHE SCANDALO) e mi devo sorbire le vostre paranoie sul fatto che “ma insomma lui è piccolo, ha 5 anni non si sa allacciare le scarpe come osi proporgli di farlo da solo e togliermi questo ruolo centrale di nutrice assistente perenne?”

Anche perchè poi a queste persone potrebbero capitare dei figli GAY. Allora sai che casino.

Premessa (la premessa si fa prima ma io me ne fotto)

Ultimamente va tanto di moda criticare i dibattiti in auge: quindi si fa facile snobbismo sul fatto che si parli di omosessualità piuttosto che di generi. Facile sbolognare gli argomenti complessi facendo i finti nichilisti fotte-un-cazzo-a-me-non-rompete; facile anche bollare come “buonismo, pensiero unico o politically correct” ogni dibattito che cerchi di spiegare a degli ottusi ignoranti perchè non dovrebbero avere nulla contro il concetto di omosessualità e l’educazione al rispetto degli altri. TUTTI gli altri da se.

Quindi se state storcendo il naso pensando “oh ancora robe sui froci, niente contro eh, ma che noia” potete benissimo andare a farvi un bel segone davanti al culone ariano di Alexis Texas. Non ci mancherete. Anzi salutatemelo che mi piacciono le bianche culone.

Dicevo dunque, davanti a altri spritz gli animi si sono scaldati, ed ognuna di noi aveva nel suo taccuino di esperienze, alcune scenette riguardanti genitori molto impauriti dalla morbidezza dei generi e totalmente inetti davanti alla gestione di alcune preferenze dei loro bambini, del tutto normali.

I miniponi creano problemi seri ai genitori che credono troppo nell’incrollabilità del dualismo maschio/femmina =  Blu/rosa = macchine movimento terra/ neonati

Essi infatti vengono apprezzati talvolta sia dai bambini che dalle bambine. Beh cazzo sono cavalli volanti che fanno robe strafighe, ovvio che piacciano. Però vengono percepiti dalla maggior parte degli adulti (e da molti bambini che lo imparano da essi) come solo da femmine, con ovviamente una punta di fastidio qualora piacciano ad un bambino…come se ci fosse qualcosa che non va.

Ah poi c’è il drago delle Winx, sulle quali sono un po’ carente ammetto. La mia esperienza di lavoro con l’infanzia è relativa ad una fascia di età nella quale le Winx erano parzialmente popolari, me tapina. Comunque l’amica più esperta di me, fra un salatino e un pop corn, mi ha spiegato che il drago è un drago femmina; qualora un bambino maschio voglia impersonare nei giochi un personaggio dell’altro sesso, alcuni genitori si allarmano, come se ci fosse in questo qualcosa che non va, qualcosa di storto, fuori norma.

Chiunque ha figli o lavora con i bambini sa che i bambini si comportano “da maschio” o “da femmina” più o meno spontaneamente, ma il dualismo non è così granitico. Siamo primati complessi, con una psiche, strutture sociali ed attitudini relazionali complesse. Ci sono molte variazioni sul tema.

Manco un gioco di ruolo significasse automaticamente che hai il figlio gay.Ma anche se fosse?

Etero, gay, bisessuale che sia la persona che diventerà io cosa devo fare? Vietare a Marco di giocare con le pentoline e a Chiara di fare il supereroe? Ma che problemi mentali avete? Perchè di questo si tratta, non delle BALLE epiche sui corsi di autoerotismo alle elementari, perchè se qualcuno sostiene questo, ignora completamente i contenuti del reale materiale informativo proposto che ha creato tutto sto scompiglio.

Eccolo qua il materiale, originale:

https://comunicazionedigenere.files.wordpress.com/2014/02/unar-file-completo-primaria.pdf

Avete paura che una lobby immaginaria vi rovini la prole? Tranquilli, come genitori, farete comunque dei danni voi, i peggiori. Come tutti noi.

Io auspico un futuro nel quale tale tipologia di genitori non dica semplicemente: ti vogliamo bene ed accetteremo qualsiasi cosa anche se sotto sotto pensiamo che sia “innaturale”

Voglio che capiscano che non c’è niente di innaturale. E che, se avranno dei figli etero, sappiano che non sono delle gabbie secolari ciò di cui hanno bisogno per crescere bene, ma un clima di ascolto e delle proposte alte, per le persone competenti che sono.

Che capiscano che uno stereotipo di genere non è una cosa bella che fa ordine perchè sennò i bambini si confondono e la famiglia morirà, ma una gabbia di auto/boicottamenti che ti porta troppo spesso a pensare “io questa cosa non la posso fare-indossare-pensare-affrontare-dire “perchè non si addice al fatto che sono uomo-donna.

Non ha a che vedere con chi ti scoperai nella vita, ma col tuo potenziale, con la versione milgiore di te stesso.

Il mio ego ringrazia il vostro schiavismo da stereotipi quando mi ammirate mentre parlo di pompini al bar o vi racconto che so usare una motosega e farcire una torta a strati o fare la pasta fresca, ma sinceramente vorrei fosse patrimonio di ogni donna sulla terra. O anche no, ma che sia libera di scegliere.

E i simpatici goliardici amici del mio-vostro-loro compagno dovrebbero piantarla di biasimarlo perchè stira, lava e passa l’aspirapolvere, dando per scontato che lo fa perchè “non ha polso o lei è una rompicoglioni”. Nella maggior parte dei casi il maschio in questione si gode del sesso e una relazione migliore della vostra, inetti della lavatrice che non siete altro.

Tutto ciò grazie a un po’ di elasticità sugli stereotipi

Ed è poco che i soliti stronzetti fascio-catto-ignoranti tirino fuori la storia della natura e della riproduzione e del giusto e dello sbagliato e della lobby gender.

Perchè basterebbe studiare un po’ per capire che sono argomentazioni farlocche come i miniciccioli del tabaccaio tenuti dall’anno scorso all’umido. Ma anche senza fare gli intellettuali, TOH, aprire un giornaletto online che nemmeno mi piace, anzi ultimamente mi sta proprio sui coglioni.

Ad esempio piace quando i conservatori si scagliano a suon di “naturalismi” contro l’omosessualità. Cercando giustificazioni di vario tipo. Non fate l’errore grossolano (che spesso ho fatto anche io in passato) di liquidarli con: “l’omosessualità esiste in natura quindi è ok anche per noi”

Analizzare i comportamenti sessuali degli altri animali è utile, però come dice Jesse Bering:

Ma noi umani siamo davvero così smarriti nella giungla dell’etica da dover chiedere alle scimmie, alle aragoste o ai pinguini quale uso fare dei nostri genitali?

Occhio a quella che lui chiama fallacia naturalistica:

Punto uno: state separando homo sapiens e natura a livello concettuale, come se la nostra mente fosse qualcosa di esterno e diverso dalla natura. Nein, non funziona così. Certo siamo molto evoluti, abbiamo relazioni e strutture sociali complesse, ma il funzionamento della nostra mente è perfettamente inserito nella “natura” intesa come complessità della vita biologica.

E ovvio che chi crede che l’uomo sia stato creato da uno che vive sulle nuvole che è a sua volta un uomo in grado di far partire un universo, farà molta fatica a capire questa cosa; purtroppo il cuore (pieno di infarti e intasato di colesterolo) della propaganda religioso-morale contro l’omosessualità è basato su un’idea di realtà pre-darwiniana, che crede nella presenza di un’intelletto ordinante come unica fonte del perchè i nostri organi sessuali siano così.

Tale intelletto avrebbe pure progettato delle norme morali, dei giusti e degli sbagliati usi e atteggiamenti sessuali e sociali. Questo giudizio morale viene applicato anche ad altri aspetti della vita sociale e sessuale delle persone, non solo all’omosessualità (vedi la condotta sessuale delle donne in particolare)

Si perdono così tanto nei meandri del giusto e dello sbagliato da non farsi più la domanda giusta: Mi nuoce? Nuoce a qualcuno? (qualcuno pensi ai bambini)

Inutile dire che un po’ di antropologia, sociologia, pedagogia e qualche scopata di qualità in più a sta gente farebbe bene.

Punto due:

Viviamo in un paese dove è legale aggirare la legge Scelba fondando un partito dichiaratamente antidemocratico e fascista, dove degli ignoranti (ed è un dato di fatto, non un insulto) chiedono il diritto di essere intolleranti e dove si stanno già allarmando orde di genitori in nome di un presunto lavaggio del cervello della presunta lobby LGBT (sai com’è, quando basi la tua vita su un amico immaginario, diventa facile creare complotti e vedere cose che noi umani….)

Quello che accomuna questa gente è il vivere nella paura della complessità. Una complessità che sono destinati a non comprendere se non attraverso un sapere costruito e condiviso, non parcellizzato; un sapere che non si occupi solo di dividere categorie, chiaro e scuro, bene e male, giusto e sbagliato, ma che abbia un respiro più moderno e sistemico.

Vivono di paura legata agli stereotipi negativi: basati sulla diversità culturale, sulle condotte di vita che ritengono ingiuste o deviate ecc…Sono scorciatoie del ragionamento sociale che usiamo quando siamo in emergenza, in pericolo. Cedono al “panico morale”, senza regole ferree, bianchi e neri, sclerano. Il mondo gli appare disordinato. Ingiusto.

Io, con questa gente, non so parlare. Non mi capiscono, non so spiegarmi. Mi sembra che vivano in un’ epoca passata, buia e offuscata. Quando parli loro di cultura, di ignoranza, fanno gli offesi (quando a volte semplicemente ignorano dei dati di fatto o non li vogliono considerare) o ti danno del radical chic perchè hai citato quella parola. Cultura.

Manco parlassi di teatro pasoliniano, quando parlo di cultura in questi casi io parlo di quella che J.T. Bonner definisce come informazione trasmessa da un individuo all’altro mediante mezzi comportamentali e non genetici (perchè anche la trasmissione genetica è informazione, ma questo è un altro discorso)

E se ci tieni tanto a trasmettere alla prossima generazione i valori di qualche secolo fa perchè sei così pigro/a e ottuso/a da rinunciare ad affrontare la complessità delle relazioni che la tua specie mette in atto, beh allora quella che ama la vita sono io, nonostante sia a favore dell’accesso all’aborto legale.

Io amo la vita, tu che invece remi contro l’evoluzione. No.

Cagati addosso.

Ah poi però: ” miraccomando non uscire di casa in minigonna eh che poi te la sei cercata, però gli islamici noi non li vogliamo qui”

Io non voglio nemmeno voi baciabanchi eppure vi sopporto, vi sfotto e critico,

ma vi sopporto e non vi impedisco di fare le vostre cazzate.

Come la mettiamo?

Annunci

Signorina Primavolta: “oh oh oh oh, it’s my first time”

first time

Mi ricordo che intorno alla fine delle scuole medie, il suono delle parole “prima volta” è iniziato ad eccheggiare, sussurrato segretamente come un peccato capitale, fra i discorsi segreti dei pubescenti con i quali convivevo per molte ore al giorno.

Età sgraziata, di allineamenti stilistici e comportamentali che immancabilmente la sottoscritta come molti altri si rifiutava di accogliere, come direbbe Max Pezzali: gli anni dei limoni bavosi e della colonia estiva.

Insomma di sesso non si parlava, figurarsi. Che a 13 anni sei un bambino per la nostra cultura. SEH, un bambino.

Insomma io non ero interessata ad avere contatti promiscui con altre persone, uomini o donne che fossero. Ero molto platonica, insieme ad altre compagne della stessa pasta.

Il pene non ci interessava minimamente, con ovvie ripercussioni sulla popolarità che col senno di poi mi hanno preservato dall’accollarmi i peggio rompicoglioni della scuola

Eh alcune di noi si son svegliate più tardi da sto punto di vista (abbiamo dei partner con cui dovremmo scusarci. penso)

Nonostante ciò, ce la menavamo da anni oramai.

Perchè lo dico? Perchè già le donne difficilmente ammettono di praticare autoerotismo, figuriamoci se molte di loro ammettono di avere iniziato prima dei maschi.

(No mi dispiace non sono porca o strana io, è la norma. Quando non è così, è perchè siamo state punite e represse in merito)

Che poi mica è un’autoerotismo completo, sensuale ecc…è un antipasto di piacere sessuale, tipo dei bretzel di quelli che ti portano col birrino

ma è rilassante e se fatto in privato, spiegando che nessuno si deve mai intromettere in questo gesto, MAI.  Perchè giudicarlo o vietarlo?

PERCHE’ E’ PECCATO E IL SIGNORE TI VEDE

Vabbè, piccola digressione sulle mie idee già al tempo: me state a ddì che c’è sta uno che vede tutto e che me guarda se me tocco dentro le mutande prima di farmi un pisolino?

bambina fanculo

A me sto signore me pare uno un pelo pieno de problemi, perchè se vi ha fatti a sua immagine, inzomma. E’ n’omo. E guarda le ragazzine cosa fanno con le loro mutande. 

Non mi pare bene. Personalmente di ste stronzate faccio volentieri a meno. Da mò.

Ma contenti voi, deskissers, amen.

Insomma volevo arrivare al punto focale della questione primavolta; come già anticipato qui, la sessualità (femminile in particolare) è ancora un valore culturale, per molte persone indiscusso.

“Va conservata, tutelata, il sesso è una roba sporca, lo devi mediare con l’amore”

e altre menate del genere. Divisioni e catalogazioni troppo semplicistiche per poter gestire la ricchezza che vi è nella sessualità umana, troppo strette, troppo basate sul giudicare l’altro.

Ho già sfottuto apertamente la mentalità Disneyana che crea generazioni di rincoglioniti e rincoglionite incapaci di dire cosa vogliono a letto, non dico a 20 anni, che è comprensibile, ma per tutta la vita.

Quindi possiamo immaginare con quale timore e senso di colpa dei 13-14-15 enni si potessero (e si possono) approcciare al concetto di primavolta. Il rito iniziatico maschile, affrontato con caparbietà e impegno degni delle prove dei giovani Masai, ovviamente ha accezione piuttosto positiva. Prima scopi, più figo sei.

Alle ragazze, almeno nella nostra cultura, va sempre peggio.

Fossimo in Cambogia, fra i Kreung, sarebbero i nostri genitori a spingerci ad avere rapporti occasionali in contesti protetti e sicuri, in funzione di una maggiore consapevolezza sessuale e relazionale. Un investimento che crea adulti più felici e consapevoli.

In queste capanne di foglie secche, con tetto a cono e costruite su pali, si fermano per incontri amorosi con il ragazzo, aspirante fidanzato, che loro hanno scelto: è un uso, incoraggiato dalla comunità, che le ragazze tra i 13 e i 15 anni conoscano e sperimentino il sesso per essere sicure nella scelta del futuro marito.

Solo facendo sesso prima del matrimonio le kreunghese imparano ad essere delle ottime amanti per i loro compagni, e, cosa molto importante, imparano a conoscere se stesse, il proprio corpo, l’amore, le tenerezze e il (reciproco) sano piacere.

Non è scandaloso tra i Kreung che una ragazza provi vari amanti prima della scelta finale, che risulterà essere libera e ponderata data l’esperienza vissuta.

Non esistono in questa comunità indigena stupri e aborti. Nè problemi per gravidanze non volute, perchè il padre e tutta la comunità si prendono cura della crescita della bimba.
I divorzi sono rarissimi.

Le ragazze crescono forti indipendenti e sicure di sè.
Non sono giudicate in base alla loro verginità, ma alla dolcezza, intelligenza e capacità amatoriali.
Nessuna è obbligata a sposare il primo ragazzo che ha conosciuto.

Il sesso libero e cosciente sicuramente non crea malattie sessuali e mentali, stupri, omicidi, prostituzione, e quant’altro di incivile, immorale, barbaro, esiste in comunità ‘evolute’ dove il sesso è qualcosa di peccaminoso di cui non si parla.
Neanche a scuola.

Insomma: prima di giudicare delle ragazzine occidentali perchè vogliono iniziare a fare sesso, io ci andrei piano. Molto piano.

Spesso le obiezioni e l’indignazione che il sesso fra giovanissimi procurano in molti sono di tipo cautelativo e paternalistico: eh ma non ne sanno niente, lo fanno perchè lo fanno tutti, per sentirsi fighi.

AO ragazzi, a quell’età siamo in piena fase accettatemi ed amatemi sono figo. Pochi cazzi.

Certo è che la mancanza di informazione ed educazione sessuale è un grande problema, causato però troppo spesso dagli stessi che si indignano.

Quelli che “no ai miei figli sti discorsi a scuola no. No preservativi no questo no quello. Ho il diritto di crescerli come voglio io – cioè ignoranti nda– ”

Si indignano anche per un’educazione sessuale vaga, che mette al centro l’apparato riproduttivo come tale, senza declinare nulla verso il grande argomento (che poi è quello per cui vogliamo fare sesso, cristo.) ovvero il piacere.

Oh vorrai mica parlare di piacere agli adolescenti? Ma sei fuori? No allora lasciamo che imparino dal porno mainstream, del quale abbiamo ampiamente parlato qui sul link, come limitare a 4 cose lo sconfinato potenziale della loro vita sessuale.

Insomma ci ritroviamo 15 enni o quel che è a volerl* dare via come la palla avvelenata senza sapere da dove iniziare, oppure ce la teniamo li in caldo per il principe azzurro che arriverà.

Entrambe scelte discutibili a mio avviso. Ci si diverte poco in entrambi i casi spesso.

Si perchè ti fanno una capa tanta col sta figata della primavolta e poi alla fine la maggior parte di noi ha detto BAAAH. Tutto qua? Certo se è stata nell’ambito di una relazione giovanile tutta cuore e amore il ricordo sarà bellissimo a priori, per motivi non strettamente inerenti il divertimento dato dai vostri genitali al tempo. Più comunemente ci vuole del tempo per supplire a tutto ciò che non sappiamo degli altri e di noi stessi quando siamo senza mutande.

Insomma, la primavolta è mistificata, da sempre, troppo.

Ma quando fai questa osservazione spunta sempre la romanticona che (con gli occhi a cuore che ritornano lucidi al pensiero del delicato momento della first penetration) ti biasima un pochino e azzarda pure una psicanalisi spiccia degna della zia che incontri nel weekend tornando dall’università:

“Eh ma che tristezza, parli così perchè forse per te è stata brutta, col primo che capita. Io l’ho tanto voluta, ho aspettato e poi è arrivato lui, quelle giusto, ed è stato bellissimo”

Vabbè sorvolando che spesso poi, quellogiussto, è convolato altrove, o siete convolate voi, insomma, ci si lascia: cose della vita. Dolorose quanto necessarie.

Ma no tesoro, la mia non è una visione cinica figlia di una prima volta triste, sto na favola con la mia, vai scialla. Il fatto è che sono fermamente convinta che mistificare troppo un rito di passaggio sia controproducente, poco moderno, e che si rischi di generare varie forme di giudizio, pressione, condizionamento in coloro che – in un modo o nell’altro- non hanno voglia di stare entro i margini della mistificazione.

In parole povere:

anche se ho già le tette e il primo menarca ha bussato da qualche anno, ma io sto ancora pensando ai limoni dietro all’angolo in ricreazione, a sbucciarmi le ginocchia in bici e a scoprire musica nuova, nessuno dovrebbe rompermi le balle o giudicarmi perchè non la do o non mi ineressano i rapporti, l’autoerotismo può bastarmi al momento. Cazzo volete? Devo render conto di come uso la mia bernarda? Ma per piacere.

al tempo stesso:

se l’età legale per avere rapporti è ancora lontana ma io sono attiva, temeraria, a mio agio nella scoperta della sessualità e voglio scopare, hai il diritto di denigrarmi? Di sminuire il mio valore come persona? No. Cazzo. Non lo hai. Puoi, se sei un adulto, batterti perchè io abbia le giuste informazioni e un bagaglio di competenze atte a preservare la mia salute, anzi DEVI batterti per questo. Non perder tempo a giudicarmi, ( giudizio che nasconde sempreuna certa invidia più o meno conscia, uomo o donna che sia colui/ei che giudica)

Questi sono due scenari ipotetici, che a memoria personale ricordo essere ricorrenti, ma spesso si intrecciano e si sfumano l’un l’altro. Ad esempio la sottoscritta ha beccato uno e ha detto “vabbè dai provemo”, e avevo pure il ciclo, a riprova che forse la rom che mi ha letto la mano anni fa in un parcheggio aveva ragione: in una vita precedente son stata un’eretica; verginità e sangue mestruale, due tabù mandati in vacca nello stesso momento, evvai.

Poi ho pensato “mah non è che mi interessi tanto sta roba, mi arrangio da sola per un po’ poi vedremo”. (Ci sarebbero voluti molti anni per iniziare ad avere interesse in merito)

Insomma, è un imene. Il suo valore è una mera costruzione culturale: è davvero necessaria? In cosa vi rende la vita migliore? Nel farvi giudicare meglio o peggio dagli altri?

Sono classificazioni costruite culturalmente, non dati di fatto: vergine/non più vergine.

Dal momento che una classificazione presuppone un punto di vista, vale a dire un presupposto teorico (anche quando è implicito), e siccome a un livello più astratto possiamo ragionare non soltanto delle nostre classificazioni ma anche del nostro classificare, siamo nella condizione di stabilire come è più conveniente classificare.

Una classificazione non è vera o falsa: può solo essere o non essere utile

Questa è una riflessione proveniente da un altro campo del sapere, la descrizione fenotipica delle strutture dei viventi fatta da Gregory Bateson, ma trovo sia utile anche qui. Sono riuscita a propinarvelo anche parlando di verginità. Incredibile ah?

E’ davvero conveniente ingabbiare la vita sessuale delle giovani donne in canoni così rigidi?

In metri di giudizio basati su un lembo di pelle o il mancato contatto con un membro maschile?

Curatevi di più delle unghie dei piedi che se si incarniscono, che poi son cazzi davvero ecco.

Il vostro valore come persone (e come giudicate gli altri) si basa su come avete rotto un lembo di pelle? Davvero? Porca troia aspettate vado a svuotare il pitale in strada e poi via che devo pagare il grano al Vassallo sennò è un casino (perchè vivete un po’ nel passato eh, mi spiace dirlevo)

A tal proposito non volevo aprire il vaso di Pandora della verginità femminile ma un po’ è inevitabile: è una costruzione culturale che cambia col tempo, ma per molte persone è inconcepibile che possa avere meno valore di quanto ne abbia avuto in epoche precedenti. Lo vedono come una decadenza dei costumi, quando spesso è proprio il contrario: un’evoluzione. Perchè l’esuberanza sessuale delle donne ha sempre fatto paura, è un dato di fatto, ed in ogni modo si è sempre cercato di ingabbiarla e moderarla, vuoi con lo spauracchio della morale, vuoi con l’esclusività del valore riproduttivo della sessualità.

Se da un lato è giusto ed ovvio tutelare una giovane donna da malattie, gravidanze indesiderate ed esposizione a situazioni nelle quali essa non sia consenziente e d’accordo con il rapporto, dall’altro tutta questa tutela si trasforma, nella maggior parte dei casi, in un paternalismo protettivo che non fa altro che ribadire alla giuovine: sei troppo piccola, sei ancora una bambina, non sono cose da fare adesso. Aò pensa alla scuola no al cazzo.

Insomma: sei in viaggio in un mare in tempesta, con un corpo nuovo che ti sta abbastanza stretto, con un sacco di novità che vengono avanti fra i flutti, cerchi di destreggiarti per tenere a galla la barca fra mille pensieri, imprevisti, emozioni e ti senti dire: NO LASCIA STA NON SEI CAPACE RIPENSACE FRA QUALCHE ANNO.

Si vabbè. Ma vaffanculo va.

A sto punto denudami e usami per catturare un unicorno che almeno poi posso vantarmi con le amiche: RAGA C’HO L’UNICORNO mica il suv come i vostri papà del cazzo con le Hogan.

unicorno 1

Si perchè, modalità Piero Angela on, nella mitologia babilonese,l’unicorno è una manifestazione di mutazione a livello sessuale: c’è il simbolismo fallico, unito ad una valenza ricettiva e femminile, in quanto di forma concava. Questa visione è stata poi rielaborata dall’iconografia occidentale: il corno compare, nel nostro immaginario, sulla fronte, in quanto sede dello spirito, con il fine di spiritualizzare l’originario simbolo sessuale.

Che non sia mai ecco che il sesso sia sesso e basta, sporcaccioni.

Comunque secondo la tradizione il metodo di cattura prevedeva la collaborazione di una donna vergine, grazie alla quale la bestia, solitamente violenta, diveniva improvvisamente mansueta. 

Quindi ecco sarebbe bello, però sono certa che poi arriverebbero gli animalisti a svangare le pertiche, as usual. Che spesso c’han ragione, ma altre volte no.

Io sogno un mondo con più informazioni e formazione, nel quale guardarsela allo specchio a 14 anni per vedere come è fatta sia una cosa normale (mica al bar, in bagno da sole checcazzo)

Un mondo nel quale se e quando inizi a fare sesso non diventi la base sulla quale giudicare il tuo valore come persona, dove le esuberanti esigenze degli adolescenti possano trovare posto e sfogo in relazioni un po’ più libere da costrutti e giudizi.

Dove non vengano fatte domande come questa:

poraccia

Insomma siamo nel 2015, è tanto difficile parlare di sesso e piacere nelle scuole?

Avete paura di parlare con dei bambini? Non sono più bambini. E’ un illusione. Sono adolescenti. Hanno voglia di fare sesso, e giustamente lo faranno che a voi piaccia o meno. Ma potrebbero farlo meglio.

Mi piacerebbe non sentire più frasi di biasimo nei confronti di donne che dichiarano di aver dato fondo alla loro primavolta con uno del quale si ricordano a malapena, non col principe azzurro. Anche sulle comunità online dove si parla di sessualità è tutto un “che peccato” & “poverina”

Ma poverina cosa? Ma fammi il piacere. Poraccia te casomai, se hai bisogno di edulcorare il sesso con l’amore sennò ti puzza da sporco, se devi idealizzarlo per accettarlo.

Uh andatevi a cercare e leggere i commenti delle fighe di legno su Facebook alla dichiarazione di Federica Nappi circa l’aver rotto il suo imene col pennarellone multicolor a 12 anni. Ho riso tanto. Poi mi veniva da piangere. Per i commenti, mica per la Nappi ovviamente. Che poi il link è de Il Giornale, vi invito a scorrere in basso per vedere il fantastico articolo “Sesso occasionale. Anche le donne lo fanno per puro piacere”. MA VA? E io che pensavo che lo facessimo per farci fastidio da sole. Pensa te diomestre. Il Giornale non finisce mai di stupirmi, non fosse che ho il perineo delicatino sarebbe sempre in bagno a casa mia.

Comunque, alla fine, con chiunque sia, quando, come, dove e perchè, la primavolta dovrebbe essere semplicemente una primavolta. Un inizio, non una fine. Senza tanti costrutti e giudizi.

Sperando che sia divertente come per la coppietta cantata dai Boys e mentre la riascolto per l’ennesima volta, provo ad immaginare cosa sarebbe successo in Italia nel ’77 con una canzone del genere, che parla di giovinetti che si accoppiano amabilmente:

Climbing during pregnancy ? Whaaaat? Ovvero ” il corpo mica è solo tuo”. Irresponsabili che non siamo altro.

Parto subito con un discalimer. Dovevo parlare di fellatio. diomadonna. E invece no.

Mi sono dovuta schifare su faccialibro. Sgrunt

Questo post è molto di “parte”. Si possono avere varie opinioni in merito a questo argomento. Tutte rispettabili. La cosa che mi ha turbato e spinto a scriverlo è che molte persone non sanno di cosa stanno parlando o lo sanno e si permettono di giudicare sparando a zero senza considerare variabili personalissime e valide.

Io ad esempio non faccio Boulder perchè ho più paura di cadere su un materasso di quanta ne abbia con una corda sotto di me. E con la pancia di questa ragazza probabilmente avrei voglia solo di involtini primavera

Lei invece no:

Lyn red suede shoes

Lyn Barraza

E la rispetto, come ci si aspetterebbe anche da buona parte delle persone

L’arrampicata sportiva è un’attività che per la maggior parte delle persone fa parte di un immaginario adrenalinico, estremo, pericoloso, una roba da amanti del brivido, per pochi estremi avventurieri. Non è esaustivo, anzi. Non c’azzecca un cazzo con la realtà delle cose.

Inoltre parlerò nello specifico di donne che arrampicano durante la gravidanza, ciò significa donne atleticamente abituate a fare cose che per coloro che non scalano sono impensabili, sia a livello fisico che psicologico. Persone sane, con gravidanze non a rischio, questo è ovvio.

Molte delle mie amiche hanno bambini piccoli o li avranno a breve, poche arrampicano nella cerchia delle più vicine.

Molte di esse, non climbers, forse saranno d’accordo con l’indignazione che suscita questo argomento in Italia, ma spero anche che abbiano fiducia, in quanto future o neomamme, nel loro istinto;  spero sappiano dunque che anche altre donne, nella loro posizione, lo possono avere, e di esso di fidano.

Lynn-on-Pancake-Flake-Nose1-700x467

Se non praticate questa attività e non la avete mai praticata con un po’ di costanza, molte delle cose che racconterò vi sembreranno sconsiderate, visionarie e forse immaginerete che le donne che arrampciano siano una specie di wonder women con i trapezi ipertrofici che amano il brivido e odiano la femminilità.

Non è così. L’arrampicata sportiva non è questo. Cercherò, in ogni modo, di trasmettere e spiegare alcune dinamiche tipiche della pratica di questo sport, senza cadere in tecnicismi troppo complessi; in modo da rendervi chiaro tutto il senso di questa faccenda.

Ad esempio, senza sapere cos’è la progressione da primo di cordata e quali sono i rischi e le differenze rispetto a quella da secondo, non potreste capire il punto di vista di questo post.

Informatevi in merito, c’è molto online e non solo.

Perchè esistono modalità per praticare l’arrampicata in maniera tale da renderla meno rischiosa di una camminata su sentiero, dove si può cadere e sbattere il muso perchè nessuna corda ci tiene, su gradi più semplici di quelli a cui magari quelle donne erano abituate, con un’altro livello di sicurezza e sforzo, in certi periodi ecc…

Comunque. Il tema è questa attività meravigliosa, che personalmente a me ha trasformato la vita in meglio (anche se mi ha fatto sacrificare delle cose molto importanti e fare scelte difficili) e nonostante non la pratichi assiduamente come un tempo, continua a farlo.

Ovviamente essendo un’atività che comporta rischi e prese di responsabilità, quando la praticano delle donne che magari sono mamme o lo stanno per diventare…ognuno deve dire la sua e giudicare le loro scelte. Nel frattempo queste donne cercano risposte, si informano, si confrontano, si ascoltano.

Oggi è apparso sulla mia bacheca di Facebook un post di una bella pagina che tratta, in maniera spesso non troppo specifica ma con belle immagini argomenti inerenti l’alpinismo e l’arrampicata sportiva

Sinceramente quanto ingenuamente, non mi aspettavo avrebbe scatenato crocifissioni, giudizi, indignazione, da parte di uomini e donne, che davano per scontato, questa è la cosa brutta, l’ovvietà del loro dissenso.

Il titolo era: Arrampicata col…pancione. Cosa ne pensate?

Accompagnato da questa foto di Beth Rodden, della quale parleremo a breve

beth

photo via Beth Rodden

Ora, soprattutto se digiuni di imbrago e scarpette nella vostra quotidianità (no  quella volta che vi hanno fatto provare perchè avevate perso una scommessa non vale come esperienza) questa foto vi turberà.

Ma prima di partire con l’indignazione e i deliri provita e i “che irresponsabile”, tornate su a leggere quali e quante cose dell’arrampicata sportiva non sapete. Grazie. No mica per essere stronza. Ma per chiarezza, perchè sui social basta una foto e tutti partono col delirio indignatorio senza sapere una fava beneamata di tutto ciò che può esserci dietro. Ad esempio del fatto che sta presumibilmente scalando su una via ben al di sotto del suo grado abituale, che progredisce da secondo di cordata, con un imbrago completo e non solo inferiore ecc…

Non sono tardati infatti i commenti/giudizi, certo è che gli autori della pagina hanno contribuito al becero populismo di Facebook omettendo la fonte dell’immagine, ovvero il blog dove sono raccolte le testimonianze, diverse, di varie mamme che hanno arrampicato, in varie modalità, durante la gravidanza.

QUINDI, cosa pensano gli Italiani? Non volevo saperlo. Ma ora lo so

Screenshot_2014-11-06-18-30-03

Giovane maschio. In bacheca aveva, pubblica visione, dei link di un giornale cattolico nel quale si indignava per dell’educazione sessuale nelle scuole in Germania.  Gne. Non se ne esce mi sa. Eppure cerco di spiegare che è una cosa che si può fare, non sempre, non per tutte, con certe precauzioni e solo fino ad un certo punto. Ma si può

Ma il nostro crociato della vita avanti e che carino, critica gli altri mentre arieggiano le tonsille nella cloaca dove lo sta facendo pure lui. Uhm, sono confusa.

Screenshot_2014-11-06-18-30-11

Già infatti di sicuro l’equazione “quella tipa li è una madre snaturata ed egoista” ti piacerebbe…troppo dura considerare più variabili e pensare che forse, forse, lei sa bene ciò che sta facendo. Ed ha fiducia nelle sue capacità, sa dove fermarsi ecc…

Poi ne arrivano altri.

Screenshot_2014-11-06-18-32-02

Questo è fantastico. Sarà uno di quelli che mentre sei incinta non te lo danno perchè hanno paura che il bambino esca scemo per colpa delle botte di glande in testa.

Notare la grazia con la quale argomenta la sua visione della sua donna contenitore, commuovente. Un futuro come rappresentate Tupperware.

Per questo tizio una climber che decide di fare due tiri da secondo è pragonabile una pazza ribelle che va in Totoga al nono mese…della serie.

La risposta giusta alla domanda posta dalla pagina sarebbe…”dipende da come dove quando e chi.” Ma niente. Mi chiedo se qualcuno arrampichi fra i commentatori…perchè inizio a dubitarne

E non mancano le donne, brave pure loro a sparare giudizi

Screenshot_2014-11-06-18-30-25

Colei è il top. Era quello che aspettavo. La madre di famiglia con la passione per le passeggiate nei pascoli che tira fuori la storia delle “palle”.

Temo che quel “ognuna è libera di…” alla fine lo abbia messo per essere politically correct

Quindi se una donna sente di voler continuare a scalare per un pochino su qualche via che conosce bene e un imbrago adatto, perchè la fa stare bene, le regala uno stato mentale favoloso, la aiuta fisicamente e sente che è la cosa giusta da fare per se stessa e il bambino, con ovvie precauzioni, lo fa perchè vuole dimostrare che “è come un uomo”…un po’ faticosa come storia per fingersi un vero uomo.

MAH convinta te. 

La mia ingenuità e la convinzione che le cose stiano molto diversamente parte dal presupposto che ho visto varie amiche e conoscenti arrampicare nei primi mesi della loro gravidanza, in certi casi anche fino al 6° (mese, non grado..anche se…)

Parlo di donne che arrampicano con costanza, che lo facevano da anni prima di restare incinte e che hanno ripreso a farlo prima possibile dopo aver partorito, non di ragazze che fanno step tre volte a settimana e iniziano ad arrampicare quando sono incinte. Ma cacchio. Un minimo di logica.

L’arrampicata ti cambia, la mente e il corpo. Tanto. Un allenamento costante ti rende capace di fare cose che per una tua coetanea, magari mediamente sportiva ma in altri ambiti, sono impensabili. Diventano quotidianità, ruotine. Impari ad avere controllo, a capire quanto oltre stai andando, dov’è la tua soglia di comodità e sicurezza ecc…

Mica devi sfidare i tuoi limiti in gravidanza. Non è quello il momento. Ma facendo attenzione e abbassando le prestazioni, se ti va, se senti che ti fa stare bene e non hai una gestazione a rischio, arrampica.

Non è il momento di iniziare. OVVIO.

Non è il momento di pensare alle prestazioni top. OVVIO

Non è nemmeno il momento di scalare da primo.

Ma possibile che appena c’è di mezzo una donna e la sua vita tutti siano più bravi di lei a decidere cosa è meglio per se e per il bambino? Incredibol.

Ed inoltre alla mia ingenuità e buona fede nel genere umano si somma il fatto che qualche anno fa mi ero imbattuta in un blog molto bello, quello di Beth Rodden. La ragazza della foto del post incriminato.

beth2

E’ una climber (perchè arrampicatrice in italiano non riesco a farmelo piacere) ed alpinista americana. Nel suo blog raccoglie proprio le testimonianze di molte donne, anche campionesse, e della loro esperienza inerente, gravidanza, arrampicata e essere mamme in generale continuando a frequentare le falesie.

Molte di esse si sono messe alla ricerca di studi, informazioni mediche e articoli in merito…senza trovare nessun riscontro. Hanno iniziato a incrociare le loro esperienze per creare una serie di testimonianze in merito, che fossero di aiuto per altre donne.

Donne che arrampicano ce ne sono tantissime, ovunque. Basta un corso presso una sede CAI o un’ASD che si occupi di questo sport per rendersene conto.

Molte sono forti, fortissime.

Pensavate di no vero?

E invece è pieno di figa. Perchè grazie al cielo non a tutte le nate femmine interessa la manicure, o magari interessa, ma scoprono qualcosa che le fa stare così bene, che le cambia in meglio e da loro forsa, serenità, pace, motivazione, che se ne fottono delle unghie curate.

Ed è uno sport molto poco “di genere”, almeno al suo interno. Uomini e donne se la cavano chi bene chi meno bene, a seconda del tempo che ci dedicano, di quanto si allenano, di quanto si spostano per arrampicare in posti nuovi.

Persino le presunte o effettive doti fisiche “innate” differenti fra i due sessi non creano particolari differenze di prestazione. I ragazzi che iniziano spesso sono avvantaggiati da maggiore forza nella parte superiore del corpo (per i profani: ” se rampega prima cola testa, po’ coi pei, e sol ala fin cole man.” Bruno Detassis ) e un diverso e favorevole collegamento fra gli addominali e i tensori della fascia lata; le ragazze dalla loro hanno schemi motori adatti ai movimenti dell’arrampicata spesso più immediati, snodabilità e leggerezza. Tutte queste variabili si incrociano, non ci sono bianchi e neri. E si apprendono, ci si migliora, si allena il corpo e si impara a muoversi. Uomini e donne poco importa.

Insomma. Roccia ne abbiamo per tanti se non per tutti e di tutti i tipi e l’arrampicata è uno sport fra i meno sessualmente differenziati che esista. Lo dico per sfatare la teoria fallo-invidiosa della signora di cui sopra. Che chiaramente non arrampica con costanza e passione.

Ci potrei giurare.

L’arrampicata sportiva nasce dalla pancina dell’alpinismo, più o meno negli anni ’70 e da esso si differenzia per molte cose, una di queste è la gestione dei rischio. Nel senso: per i profani, nell’immaginario comune, “vado a scalare” viene spesso inteso come andare incontro a notevoli rischi, sforzi inimmaginabili e secchi di coraggio da lanciare grugnendo. Lungi da me sminuire le imprese in falesia di qualcuno, ma diciamo che, per come viene praticata in senso moderno, l’arrampicata sportiva regala un arcobaleno di varianti sul rischio, la difficoltà, l’impegno e il tempo richiesti, la preparazione atletica ecc…c’è da scegliere quanto fare fatica, quanto e se rischiare ecc… sempre.

Ci sono falesie atletiche e faticose, altre tecniche e meno fisiche, ci sono luoghi nei quali la chiodatura è lunga, distante, il che aumenta, in caso di caduta, il rischio di farsi male.

Altre sono quasi didattiche, sicure, con la possibilità di mettere protezioni così vicine da abbassare moltissimo ogni soglia di rischio. Ma soprattutto ci sono tantissimi gradi.

Ci sono anche donne che si dedicano ad un tipo di arrampicata nel quale i rischi sono alti, altissimi, o all’alpinismo professionale, attività che spesso sono incompatibili con la vita genitoriale. Proprio perchè si sa che si potrebbe non tornare a casa. Qui il parere di Steph Devis in merito.

Sempre per i profani: non si arrampica mica da soli nei casi di ragazze di cui stiamo parlando…non è free solo.

Qualcuno può portare su un corda per noi. Non cadiamo. Non ci “strappiamo” con colpi da primo e tirate di imbrago…Facendo così, se è un’attività che padroneggiamo bene e la pratichiamo quasi quotidianamente, detto sinceramente, è più pericoloso guidare in città per fare le commissioni quotidiane, o quasi.

Questo per dire che dare dell’irresponsabile a priori a una climber che continua ad arrampicare per un periodo della gestazione perchè si sente di farlo, è cosa piuttosto ignorante e dettata dalla poca comprensione dei contesti e da una totale sfiducia nella capacità di giudizio di queste future mamme.

I am convinced that climbing in pregnancy is good for the body and soul and indeed for the baby. As climbers we love the risk but it’s a risk we analyze and study before facing it. A climber depends much on their instinct and not only on our muscles. A mothers’ instinct always knows how many risks to face. What I want to say is that instinctually for me it was like this, I avoided certain routes or movements that had could been bad for my baby. 

Serve tirare per forza fuori la morale dell’irresponsabile che non si piega al volere della natura per continuare a fare le cose da maschiaccio? Siete davvero così convinti che questa mamma non sappia cosa sta facendo?

Serve davvero? Nel 2014? Davvero? Serve giudicare senza sapere chi abbiamo davanti, cosa è abituata a fare e sopratutto come si sente in merito alla sua gestazione?

Per non parlare di quando arrivano le moraliste della serie “con tutte le donne che vorrebbero un bambino…”, informo quest’ultime che al momento di aborti spontanei ce ne sono per motivazioni plurime. L’arrampicata non mi giunge alle orecchie spesso.

Che poi parliamo di una parte delle climbers, molte non se la sentono e interrompono ogni attività, anche le più easy. E fanno bene. Si ascoltano.

Direi una bugia se affermassi che quando ho visto una conoscenze in falesia da 2° su un grado per me innarivabile anche da non gravida, non mi ha un po’ turbata.

Ho pensato anche io per un secondo: “ma che fa! E’ un po’ incoscente”

Ma poi ho riflettuto. Ho pensato, chi sono io per giudicare cosa è meglio per lei? E’ per forza una irresponsabile? No. Non lo è. Ne abbiamo anche parlato. Quello che mi ha detto è molto simile a questa lettera inviata al Blog di Beth Rodden da una climbers Italiana

I got pregnant in September 2012, and just like you I started immediately researching the internet and was really scared about what I found: nothing. It seemed that climbing and being pregnant is taboo here in Europe as well…No information, nothing. In the end I found a little information from an American mum, but no medical information, statistics, or much help. I had to decide by my own if I should continue to climb or stop. Many people told me to not climb, to accept that being a mum means to renounce climbing, but I couldn’t agree with this. I decided to follow my instinct!!! What felt good for me, also felt good for my baby. Here in Europe many people still pointed their fingers and said, “Oh my gosh she’s pregnant and climbing.” Often telling me that I was being stupid without sense of responsibility for my baby. This is the main reason why I avoided indoor gyms. How do climbers handle this in the US?

I stopped bouldering after my 2nd month because I was afraid about falling. But I lead climbed until the 4th month (only easy routes, 5a/5b french scale) and then switched to toproping and a full body harness. I eventually stopped climbing completely at the 6th month because my belly got way too big and I felt too heavy. 

Anyway, in Europe there are not a lot of female climbers getting pregnant…with the exception of the Germans – I see a lot of them climbing during pregnancy! “

Ah il miraggio delle tedesche. Ogni volta che saltano fuori dinamiche legate alle fasi della vita della donna, della fisicità e della gestione familiare affrontate in maniera semplice e poco paranoica..saltano fuori le tedesche. Le amo.

E sarà uno stereotipo, però è anche un po’ verità che le attività sportive in famiglia e le donne sportive, in altri paesi europei siano ben più diffusi e radicati rispetto all’Italia, con meno paranoie.

Credo solo che quel post sia l’ennesimo piccolo scorcio di italietta, pronta a fare i conti sulla “bravura”, altezza morale e devozione allo stereotipo delle donne, figuriamoci quando c’è di mezzo l’essere mamma.

tutti pronti con la pietra in mano.

Perchè oggi sono un pelo pessimista. Infatti non ho neanche la forza di tirare quattro madonne o colorire il post con parolacce in abbundanzia.

Forse un po’ già so quali giudizi alcuni staranno formulando lì dietro quegli schermi. Per tutti gli altri spero sia una finestra sulla necessità di dare rispetto a modi di essere donne e mamme magari lontani dalla nostra indole. Ma possibili e rispettabili.

Lynn & Owen _studio portrait

Lynn Hill

porcamiseria

Sopravvalutare la grotta magica nelle sue possibilità goderecce: ovvero, i falsi miti della vagina.

grotta

grotta Caterina, Trieste. Klemen Becan libera Fidel Castro. 9A 

Sempre per la serie: mancanza di educazione sessuale decente, siamo pieni di falsi miti sul canale vaginale. Ora, la sottoscritta non ha una formazione professionale in merito.

Lungi da me mettermi a fare lezioni di anatomia, prendete le cose per quello che sono: opinioni soggettive rinforzate da ricerche online (evito vanity fair e cosmopolitan che non vanno bene nemmeno per accendere la stufa) e testimonianze reali di altre donne.

Io una vagina la ho, la conosco abbastanza alla soglia della 3^ decina, ma tutte le persone, ed i loro genitali, sono diversi.

Lo specifico perchè c’è ggente che gira per il web a cercare cure al melanoma col bicarbonato ed il limone (ignorando oltretutto le più basilari nozioni di chimica sugli acidi e le basi, le so io che avevo 4, su dai.)

sheldon

Quindi mi pongo con totale umiltà e soggettività in merito a qualsiasi spiegazione che abbia un che di manualistico. Non vedo l’ora di parlare di fellatio. Che bello. Poi ci vedremo al bar e sarà divertentissimo.

Comunque. Le fonti a sostegno delle mie tesi sono tante, accreditate; l’esperienza di molte donne con le quali mi sono confrontata fanno parte di queste fonti.

Quindi non usate la scusa dell’ “ennesimo parere trovato sul webbo” per continuare a usare male le vostre vagine o quelle degli altri.

Provatece, almeno.

Partiamo da nozioni anatomiche for dummies, alla larga.

I feti nel pancione di mammà formano l’apparato genitale partendo da presupposti anatomici molto simili

anatomia neonato

Già, cari amici del dualismo,

del “uomo e donna iddio li creò”

del “abbasso i froci e le leccamoquette che si curino”

La natura è saggia, si evolve nel modo più logico e sistemico, non potete semplificarla in dualismi così, perchè non sapete concepire altro. No, no. Mollate le sacre scritture e prendete qualche libro nuovo.

Comunque: abbiamo delle simpatiche saccoccie che per le donne diventano portauova e per gli uomini portagirini, abbiamo un canale che fa da autobahn in entrambi i casi, solo che uno si sviluppa un una struttura cava, accogliente e umida, l’altro sotto forma di vettore cavernoso pronto a diventare un allegro mattarello all’occorrenza.

La punta del pene è molto sensibile, irrorata ed innervata da divertentissime storie nervose che trasmettono al cervello tutto il divertimento e gli ordinano di rilasciare cose che vi fanno felici.

In un certo senso, la clitoride, è un piccolo pene. Da essa infatti, nel feto, si sviluppa il pene.

Siete confusi? La vostra incrollabile mascolinità e femminilità duramente plasmata a colpi di Barbie e Micromachines vacilla? Fate bene. Le differenze di genere sono più morbide e flessuose di quanto vi abbiano insegnato. Pure anatomicamente in un certo senso.

Ma di questo parleremo in un altro momento.

Dunque. L’unica educazione sessuale che riceviamo in merito è che il pene va a depositare un girino in fondo alla grotta, dove, in certi giorni, potrebbe esserci un ovetto ad aspettarlo.

Già tutta questa descrizione (l’unica istituzionale probabilmente) lascia trapelare la passività dell’organo femminile e l’attività di quello maschile…senza concedere spiragli di divertimento e varietà.

Dimenticandosi della muscolatura che sostiene e circonda la vagina. Il pavimento Pelvico. Del quale parleremo.

Che ansia. Molte donne passano la loro intera vita come dei pezzi di legno perchè hanno loro, direttamente o indirettamente, insegnato che si fa così. Che devono stare buone a farsi trapanare in un noioso su e giù finchè sto povero cristo ha finito e ti dice: “ti è piaciuto?”

E che cazzo gli dovete dire? bea me®da in venessian?

Non dite niente. Mentite.

Ma la colpa non è mica solo sua.

Le chiavi dei vostri genitali dovete averle voi se volete insegnare a guidare anche qualcun’altro.

Fate i compiti per casa: femene, masturbatevi un sacco e trovate il modo di comunicare cosa vi piace.

Torniamo al fottuto mito del principe azzurro, che dovrebbe sapervi remenare senza che nessuno glielo abbia insegnato (come dicevamo qui, parlando della necessità di non usare la pornografia mainstream come forma di educazione sessuale, ma solo come intrattenimento)

Fatto sta che, un po’ perchè la sessualità è stata a lungo concepita solo dal punto di vista maschile e della riproduzione e ben poco spazio era dedicato al piacere – femminile in particolare- un po’ perchè la diseducazione ha insegnato a generazioni di uomini e donne che toccarsi è roba brutta e quindi il sesso è perolpiù vaginale è penetrativo e morta lì…. ci siamo inventati una marea di robaccia in merito.

Abbiamo iniziato a credere che esistessero donne (moltissime si diceva) anatomicamente incapaci di raggiungere l’orgasmo, e molte di noi, in fasi della vita magari semplicemente difficili o per colpa delle fisime mentali che ci impedivano di lasciarci andare, hanno pensato di avere un problema perchè non venivano con due infilate di pisello.

Già perchè le donne e il senso di colpa indotto hanno un rapporto profondo diomadonna, pensiamo che la colpa sia nostra di default. Salvo poi informarci, fare due prove e capire che buona parte di quello che abbiamo imparato indirettamente sulla nostra vagina e il piacere sono cagate. O perlomeno non sono concetti così universali.

E poi, a rendere tutto ancora più fosco e complesso è arrivato il punto G.

Bufala smascherata già da un po’, per fortuna.

Che poi, facciamo chiarezza, parrebbe che l’esimio Grafenberg, che da il nome a questo interruttore fantasioso del piacere femminile, non lo abbia nemmeno mai descritto in questi termini.

puntog

Ora, la stimolazione manuale penica o fallica in generale in quella zona è molto bedda. Non ignoratela. Ma non state tre ore a ravanare li in cerca di tesori nascosti. Considerate quella zona come ricettacolo di soddisfazioni, ma senza la fissazione di un punto. La abbiamo tutte, in maniera diversa, e funziona a tutte, in maniera diversa

Per anni ci hanno svangato le ghiandole con questo fantomatico PUNTO, che alla fine, non esiste. Non come centro perfetto e definito, come interruttore che se lo trovi, ravanandola alla tua partner, ottieni un’esplosione termonucleare e mesi di imbarazzo con i vicini.

edikascel15

E quindi? lo so che volete le istruzioni per l’uso. Bene è più semplice di quanto pensiamo.

CLITORIDE

Sta tutto li. Si. Il nostro piccolo pene.

Abbiamo pensato per anni che fosse un extra, una roba rimasta li fuori a caso, della quale indirettamente tutti, dai genitori al prete, auspicavano non avremmo mai fatto uso.

E invece e tutto li. Le tipe che urlano come babbuini per 4 colpi penetrativi fingono, o fanno scena, o si divertono (perchè è bello pure prendere 4 martellate di pene alla fine) ma non nel modo in cui pensate voi, che vi impegnate in estenuanti trapanaggi senza prestare attenzione alle inclinazioni o alla stimolazione esterna.

Già, perchè quello che molte donne era un dato di fatto probabilmente da millenni, ora anche la scienza dice che è verità:

La soddisfazione sessuale femminile si basa sull’orgasmo e sulla decisione [resolution]: in tutte le donne, l’orgasmo è sempre possibile se gli organi erettili femminili, cioè il pene femminile, sono efficacemente stimolati durante la masturbazione, il cunnilingus, la masturbazione da parte del partner o durante i rapporti vaginali o anali se il clitoride è semplicemente stimolato con un dito

Dott.ri Vincenzo e Giulia Puppo

che poi sarebbero due esimi ricercatori e sessuologi, gli autori di questo articolo, se proprio avete bisogno di fonti che non siano la mia vagina.

Voi direte: ma io ho avuto delle partner (o io sono una donna) che raggiungono l’orgasmo senza stimolazione esterna. Già, è vero. Per molte di noi è così.

Ma magari non sempre, non in tutte le posizioni, non in tutti i momenti. Sembra complicato?

Lo è meno di quello che potrebbe sembrare se considerate una questione anatomica che fino a un tot di anni fa era oscura: ovvero che tutto il divertimento che ci da il vostro pene, o le nostre/vostre dita, o i sex toys che ci infiliamo, è dovuto alle ramificazioni della clitoride. Immaginatela come un arbusto con le radici, le radici si irradiano nella parete anteriore del canale vaginale. Uso il termine radice a scopo metaforico. Non ho nè le competenze anatomiche nè gli articoli scientifici alla mano per poter parlare di vere radici nervose. Ma così stanno le cose.

L’orgasmo “vaginale” come ve lo hanno descritto, non esiste. Che sollievo no? Non dover fare i conti con trenta tipi di orgasmi. Ah ovviamente nemmeno quello anale.

Qualcosa di fallico che penetra il deretano, al pari della vagina, può arrivare a stimolare (oltre alla sensibile zona anale) le radici della clitoride e noi ci divertiamo assai se le cose sono fatte bene.

Ma non esistono legami anatomici provati fra clitoride e vagina. La clitoride è un piccolo corpo erettile esterno, adiacente alla vagina e al retto. Tutti viscini viscini come gli animali dei video di Paperissima. Abbiate cura e non dimenticatevi di queste adiacenze.

Quindi, prestiamo attenzione alle inclinazioni. E ricordiamoci che ogni partner è un caso a se, anatomicamente la clitoride è come i peni maschili, possono essere diversi per forma, proporzioni fra le parti e mentalità/gusti del portatore/portatrice.

Ci sono peni che amano stimolazioni più forti e strette poderose, altri più delicati, allo stesso modo ci sono clitoridi che amano essere massaggiati e altri che prediligono tocchi più leggeri.

Una regola vale sempre

ogni secchezza è bandita

vale per tutti, portatori di genitali femminili e non

Uomini: e pucciate sto dito nella saliva o nella nostra vagina prima di remenarci, suvvia. Se sentite l’attrito di quando vi grattate un orecchio, non va bene. Ci vuole bagnato, wet, scivolosità, daicazzo.

Donne, se non ci arriva il partner (perchè unA partner mi auguro che ci arrivi con più semplicità)

fatelo voi, se proprio non vi sentite così femme libertine da sputarvi su due dita, ciucciatevele. Capirà.

terry finger

E porcamerda toccatevi mentre fate sesso. Non ce la fate? Vi vergognate. Approfittate di una scopata post aperitivi, bendatelo, oscurate la stanza (ma che non sia un abitudine. Dai scopare sempre al buio no. no. ) non so. MA FATELO

Non credo esista un uomo (a parte qualche muslim infigato con la storia delle 7 vergini in paradiso) che si infastidisca a vedervela menare mentre fate sesso; se lo incontrate proprio voi (che sfiga diolei) spiegategli queste questioni anatomiche e che NO, non siete strane o anorgasmiche voi. E’ anatomia pura. Che non rompa i coglioni. Sentirsi castrati per così poco è veramente da idioti.

Se non lo capisce, il mare è pieno di gustosi pesci turgidi e luccicanti di mentalità più aperta.

Oltretutto ciò dovrebbe essere sollevante anche per coloro che portano il pene, capite che, nonstante sentirsi belle riempite sia fighissimo, avere una terga immane o lunga un metro può servire giusto a fare l’elicottero per stupire gli amici, se poi non prestate attenzione alla lubrificazione (sto parlando a voi col cazzone, si) e a tutte le dinamiche inerenti la relativa sensibilità del canale vaginale in confronto alla clitoride.

Deve passare il messaggio che una donna che non raggiunge (sempre-mai-spesso) l’orgasmo con la sola penetrazione non è una donna di serie B, non ha nulla di sbagliato, non è anatomicamente strana nè diffettata. Svegliarsi. Che di danni ste cose ne hanno fatti e ne continuano a fare tanti

Con queste premesse capite che chi non pratica amabili leccate alla propria partner non sarà mai un buon amante, o meglio, priverà lei e la coppia di una buona quota di divertimento ed intimità. Fatevene una ragione. Per parcondicio, parleremo di fellatio a breve.

Ma la questione qui è ben diversa e fondamentale. Anche perchè, diciamolo, fare sesso vaginale dopo una gran leccata è una delle cose più favolose che ci siano, probabilmente dall’invenzione della combo uova-zucchero-mascarpone.

Ah, un’altra cosa che ci ha regalato lo scambiare prodotti di intrattenimento per educazione sessuale: la cosiddetta eiaculazione femminile. Gli dedicheremo del tempo. Ma si risolve in alcune grandi questioni:

Si può fare

E’ anche questione di tecnica

E’ sopravvalutatissima

Siamo anatomicamente diverse l’una dall’altra e nessuna è sbagliata nè voi siete inetti per forza, a volte semplicemente non si può

E’ sopravvalutatissima l’ho già detto?

E sostanzialmente come se un abuso di Ginnaste vite parallele a livello mainstream avesse convinto che tutti possono fare la spaccata frontale con dei tutorial su you tube. Certo, è possibile. Certo, avere indicazioni tecniche serve, ma la frontale resta una cosa complessa nella quale intervengono molti fattori oltre alla pratica e all’allenamento, alcuni anatomici.

Quindi evitamo di infigarci con altri falsi miti che ci distraggono dalle vere figate del sesso.

si. Bene. Allora compiti per casa: non perdere tempo a cercare tesori piuttosto ascoltare e parlare di più.

Femene, dai via le sottane da educande che donano solo alle testimoni di Geova e si sa, scopano solo il venerdì.

A presto

Troiofobia: del perchè e del per come non s’ha da tacere su certe cose solo per paura dei giudizi altrui

…Come sappiamo, è la parola che ci spinge avanti e ci rende libere

Eve Ensler, I monologhi della vagina

Di norma, nel contesto culturale dove sono nata e cresciuta, una donna che parla di sessualità, che ammette di avere esigenze sessuali e di dedicarsi con gioia alle pratiche che coinvolgono i suoi organi sessuali, è definita troia. O perlomeno una non facile da gestire.

Si perchè sei al pari di una capra che cerca i buchi nella recinzione per brucare dove vuole (io personalmente lo sono ed è motivo di vanto) o di un impianto termico complesso comprendente una termocucina tedesca, dei pannelli solari e una caldaia. Eh rendono bene ma la gestione è più complessa della cara vecchia caldaia a gas. Diamine.

Ovvio no? Già. Orora, mentre il pane lievita, che non vi pensate che sono una degenera acchiappacazzi che delega i lavori di casa ad un partner sottomesso (so di per certo di uomini che non sanno lavare i piatti e di donne che non fanno sport “da uomini” per non perdere femminilità, quindi non mi stupisco di gente che pensa stronzate di genere simili)

mentre una coltura di batteri e lieviti si prodiga nel magico processo che vede la nascita di una pagnotta, voglio scrivere del perchè e del per come molte persone (perlopiù donne) decidono di affrontare pubblicamente argomenti correlati alla sessualità esponendo le loro idee ed esponendosi al giudizio altrui. Di uomini e donne.

Che poi. Magari te le dicessero di persona certe vaccate. Almeno potresti smontare tal castelli di acidità et ignoriantia in tre per due.

NAh.

pretty-little-liars-cell-phone

Le parole contano dunque. Ed hanno significati legati al contesto culturale che le genera. Decidere di parlare di sesso e di quanto ti piace farlo garantisce, che tu sia al bar con gli amici o online, che qualcuno ti indichi come troia, o almeno come una testa calda.

Se definisco una persona troiofobica (termine che ho letto gioiosamente qui), tiro in ballo anche la sopracitata parola troia, che definisce molte cose, fra cui una donna di facili costumi.

Facile.

facile

Una bella parola. Ma usata in senso dispregiativo se si parla di donne ahinoi.

Ok, non avevamo la contraccezione. Maternità, responsabilità e rischi ad essa correlati erano cosa inscindibile dalla sessualità femminile fino a qualche (parecchi in realtà) decenni fa.

Ora le cose sono diverse. Fare sesso per piacere e farlo per riprodursi sono cose diverse e quindi possiamo vivercele bene.

Davvero? Seh. Magari.

No perchè io continuo a vedere cavalcare con una perseveranza degna di William Wallace, lo stereotipo culturale secondo il quale se hai il pene hai delle ovvie e naturali esigenze sessuali (e una conta spermatozoica da rinnovare con costanza) che giustificano e auspicano numerose relazioni sessuali; mentre se hai una vagina essa deve essere un bene prezioso da conservare.

Partiamo dal fatto che non ci sarebbe nulla da giustificare, che siate uomo, donna, etero, gay, transgender, ecc..ecc…

Siamo animali che praticano la sessualità al di fuori dei suoi scopi riproduttivi, ma già sta roba un sacco di gente non la capisce o finge di capirla salvo poi rompere i coglioni in giro e sparare sentenze a te che la dai via e non ne fai mistero.

Detto ciò, la strada da fare è ancora tanta. Perchè le donne fin da bambine, vengono cresciute e plasmate con lo scopo di preservarle dalle brutture (ma quali poi?) delle relazioni sessuali superficiali e della promiscuità. Viene loro insegnato che devono desiderare l’amore romantico, quello con l’uomo perfetto, che i sessi sono due e ben definiti da certi canoni, che il maschio è fragile non devi turbarlo perchè essere decisi non è roba da femmine, che ti salverà e saprà magicamente come farti godere e vedere Iridella sull’arcobaleno perchè spetta a lui farlo (aho bella responsabilità v’hanno dato pure a voi uomini però eh, incazzatevi un pelino con certe vostre partner di legno a volte dai invece di lamentarvi e segarvi e basta ) ecc.. ecc…

Disney, fottitti.

IMG_792834604868383

Noi vogliamo scopare. E lo faremo con chi ci pare, di più e meglio delle tue principesse perfette e noiose come la fila per la comunione.

Anche perchè poi, Disney, si sa che le tue principesse contemporanee sono talmente vessate e sfruttate nella loro età più acerba da finire, per catarsi, come Miley Cirus, caricature di tutto quello che è trasgressivo e fiko e zozzo e chissà Violetta come cacchio sarà presa fra 10 anni.

igno

Il concetto di dignità e purezza della creatura con attributi sessuali femminili è una grande ed inutile cagata nel mondo contemporaneo. Avere esperienze sessuali nel corso della vita con più partner e saper ascoltare il proprio istinto è prezioso più di qualsiasi conservazione sottovuoto in attesa del partner perfetto che possiate mettere in atto.

Aiuta a conoscersi, a capire se stessi e gli altri, a capire che c’è tanta varietà e che gli stereotipi sono tanti e sciocchi, che ognuno ha i suoi gusti, le sue abitudini, il suo odore, il suo sapore, ma sopratutto, che ci facciamo troppe pippe mentali su questioni legate alla sessualità che crediamo universali e invece sono solo paranoie galleggianti nella nostra testa.

Molte donne non riescono a liberarsi da questo giudice interiore (ribadito sempre da rinforzi esterni, i giudizi altrui) che dice loro che

godere è sbagliato e sporco e se proprio lo devi fare che sia privatissimo non parlarne mai, 

che ricordati, sei donna e in quanto tale ti concedi (buahahahaah scusate, mi fa sempre ridere sta roba del concedersi invece dell’andare incontro all’altro) ,controlla bene a chi e quando 

e molte altre minchiate di questo calibro.

Non so voi, ma io mi sento un primate piuttosto evoluto, un mammifero con abitudini gregarie ed esigenze sessuali che trascendono la riproduzione (ehi dai, la solita vecchia storiella sui Bonobo la sapete no? Per noi è diverso ma sono opzioni evolutive legate allo stesso ramo)

Un mammifero che può controllare la sua fertilità, cosa mai abbastanza sottolineata nella sua importanza.

Non me ne frega un emerito del fatto che secondo una serie di norme morali ereditate da una cultura perlopiù religiosa di matrice partiarcale (ecco, al 5′ articolo l’ho dovuta usare sta parola. Merda. Eh ma dovevo sennò non mi spiegavo) non dovrei fare sesso liberamente con chi mi pare, uomo, donna, più uomini, più donne o semplicemente con me stessa.

Poi magari sei pure monogamo/a e fare sti discorsi crea un cortocircuito mentale nella testolina a senso unico di gente che, vedi sopra, pensa automaticamente che essere disnibite nel fare e parlare di sesso significhi scopare a destra e a manca e non avere relazioni stabili e monogame.

Ma poi di ste pippe moraliste personalmente col senno di poi e uno sguardo retroattivo non me ne frega un emerito da tipo quando avevo 10 anni. Però per liberarsi di tutte quelle fisime e dei sensi di colpa indotti ci vuole tempo e ricerca. Tanta.

Lo dico perchè so di non essere sola. Anzi.

Il fatto è che non ne parliamo, ce lo teniamo per noi in luce di una rispettabilità agli occhi degli altri, perchè fare ciò viene giudicato male dai/dalle troiofobici/che. E’ così da secoli, e pure adesso in certi paesi e certe culture probabilmente vieni lapidata solo a pensarle cose del genere.

Qua siamo più all’epoca del fai pure quello che vuoi, giudichiamo e spariamo sentenze e non vogliamo le case chiuse ma sotto sotto andiamo a prostitute perchè certe cose con la moglie non si fanno

che bello. Un medioevo culturale sessista dovuto anche in parte al fatto che la gente non comunica, non comunica quello che gli piace e non sa chiedere, parlare, confrontarsi. Nè con il/la partner nè con gli altri.

Benissimo, ho bisogno di bere qualcosa di fronte a questa dura realtà ma la gastrite me lo impedisce. Allora famo qualcosa di utile, parliamo.

Facciamo uno sforzo. Non dico con tutti e sempre. Ma troviamo un modo per farlo.

Chi se ne fotte se qualche ciabatta parlante ci bollerà come troie, magari aiutate pure lui / lei indirettamente.

Tatuiamoci questo, a caratteri cubitali:

..non dobbiamo permettere che ciò che pensano gli altri definisca chi siamo noi in definitiva, mai.

Troviamo la forza di parlare, perchè è anche per colpa dei silenzi sul sesso che si ripetono, come reincarnazioni cannate, gli stereotipi, i pensieri limitanti, i falsi problemi, i canoni pressanti, l’essere inibiti ecc.. ecc…

Questi sono i motivi per cui molte persone non tacciono, non per esibizionismo, per egocentrismo, per avere approvazione di stampo sessuale.

No, perchè nel riflesso che ci tornano gli altri dobbiamo trovare strumenti utili a vivere meglio. Non motivo di autodemolizione.

Che poi a stare chiusi in gabbie dorate di purezza, pudore e silenzio, che due cojoni.

Diversità anatomiche. Che paura. Peccato che poi non vi spaventi gente come Belen Rodriguez

cropped-vulve1.jpg

Jamie Mc Cartney è un artista inglese classe 1971.

Se non fosse inglese, ben più adulto di me e probabilmente poco avezzo ai tramezzini con la salsa tartara di Gino zona Galleria dell’Accademia, potrei pensare che egli abbia frequentato Decorazione. Se non altro nel periodo in cui tutti ci facevamo calchi di qualsiasi cosa per celebrare l’arrivo in atelier delle resine siliconiche bicomponenti.

E’ diventato popolare per un’installazione composta da centinaia di calchi di vulve, il Great Wall of Vagina.

Per parcondicio, che poi qualcuno non sbuffi al “sempre figa sempre figa questa lancia i reggiseni”, comunico che tale installazione è stata creata in seguito ad un’altra serie di calchi, The Spice of Life, che comprendeva anche genitali maschili e altre parti del corpo.

Jamie ha messo pure il suo bigolo. E a tal proposito giungo a quello di cui mi interessava sparlare ivi et ora:

“Temevo di non essere all’altezza, perché non nascondevo un arnese da film porno nelle mutande. Dopo aver realizzato quella scultura, mi sono reso conto di non avere nulla di cui preoccuparmi. Le donne che si sono prestate per i calchi si sono sentite esattamente come me, quindi ho pensato che potesse essere una cosa terapeutica”.

Ora, lungi da me fare il Philippe Daverio della situa anche perchè non posso nemmeno permettermi di rasentare il suo impeccabile stile in fatto di abbigliamento, figuriamoci mettermi a snocciolare critiche sull’opera che rimangono fuori dalle mie competenze.

Non è quello che mi interessa.

Quanto il fatto che giovani donne (e la maggior parte degli uomini) pensino che nei loro genitali ci sia qualcosa che non vada perchè non rispecchiano l’immagine mentale o reale che, secondo i portatori di tali genitali, essi dovrebbero riflettere.

Sono stronzate.

Qualcuno o qualcosa ce le ha insegnate ma sono emerite stronzate.

Ve lo dice una che ha passato anni a fare la guerra a un corpo che secondo lei non andava bene (la mia vulva però mi è sempre piaciuta per fortuna, lo ammetto.)

Salvo poi fare lo switch definitivo che l’ha fatta dire: “Oh merda ma davvero si può vivere così bene senza tutte quelle pippe mentali? Ci fossi arrivata prima.”

Lasciamo stare le giornate no, quelle che capitano a tutti ma sopratutto a tuttE, nelle quali vedi Zio fester allo specchio che vomita maglioni sgualciti laddovve il giorno prima vedevi una pin up.

A parte quelle.

Chi ci ha insegnato come dovrebbero essere i nostri genitali? Da dove lo abbiamo imparato?

Fatevi delle domande, datevi delle risposte.

Ritorniamo a quello che dicevamo qui, ovvero che la pornografia è un prodotto e in quanto tale viene costruito a misura. Lo sapete che il classico step necessario nell’immaginario comune per entrare nel porno, ovvero fare una scena lesbo per uomini è invece frutto di selezioni e casting ad hoc? Per fare scene “lesbo” in produzioni dedicate al mercato classico del porno, dovete avere la vulva fatta in un certo modo.

Non sto parlando di queste produzioni, ma dei classiconi su cui si pippano la maggior parte dei giuovinetti li dietro.

E’ come un concorso di bellezza o di culturismo, l’altezza delle hostess. Si decidono dei canoni e si seleziona. Non trovo sia nulla di così strano e nemmeno disdicevole, se non per il fatto che milioni di persone poi prendono questi canoni a misura della loro realtà e della loro autostima.

Già. Avete visto spesso vulve con labbra asimmetriche o sporgenti in scenette spontanee come la faccia di Barbara D’Urso che vedono protagoniste ninfette in realtà lesbiche quanto S’Agnese? No? Vara te che caso. E i peni? solo cazzi dritti, non intendo eretti che quella è cosa ovvia e tecnicamente necessaria. Intendo dritti e svettanti come le torri di Dubai.

Venosi come tronchi di faggio centenari delle prealpi bellunesi. Dell’annosa questione misure del pene parleremo, fremete.

Ordunque

Se avete imparato come dovrebbero essere i vostri genitali dalle rappresentazioni figlie di una produzione che nasce con scopi commerciali, beh. Bel casino. Però abbiamo gli strumenti per liberarci di questa cosa, uno di questi e parlare e confrontarsi.

So, per testimonianze privatissime, di giovani donne che si sono sentite dire, durante un amplesso, che la loro vulva era strana.

http%3A%2F%2F24.media.tumblr.com%2Fd23f8373ded0592f60a4c80b90ef4728%2Ftumblr_n1kfc8L3iJ1sqq61go1_1280

 Sorvoliamo sul fatto che se uno che sta per leccarmela o fare qualsiasi altra cosa,

perde del tempo a fare misurazioni auree sulla mia vulva si becca un calcio sulle gengive.

Sorvoliamo su ciò. E con serietà riflettiamo sul fatto che ci sono persone, e ce ne saranno sempre di più se non parliamo di queste cose, che sono fermamente convinte che esistano canoni anatomici così ristretti da rendere strano tutto ciò che non rientra nelle possibili selezioni di un casting per la produzione di un bene di consumo.

L’ho già detto che il porno a me piace? si?

Lo ripeto che poi qualcuno non pensi che sia tutta una filippica moralista sulla pornografia mainstream, ma per fortuna esiste anche altro. Peccato che poi questo “altro” desti reazioni non sempre rosee.

E’ il caso della post-pornografia, della quale sono una totale newbie ma non posso esimermi dal parlarne.

Perchè sempre li torniamo, quelli sono i genitali a portata d’occhio ancora di più di quelli di carne, visto che di norma non siamo avezzi a pigiama party e briscolate durante le quali ci misuriamo grandi e piccole labbra e glandi e scroti, forse apprezzare una pornografia diversa da quella mainstream può aiutare.

Nel post porno si fa meno uso di stereotipi più o meno palesi, e resta più spazio per la diversità e la consapevolezza di sè. Io ora cito Mia Engberg, il suo lavoro Come together può piacere o no, non è detto che piaccia nemmeno a me solo perchè lo cito.

Ma sempre in questo articolo, ho letto delle reazioni che i suoi corti riguardanti donne che si masturbavano hanno suscitato alla proiezione allo Stockholm film festival.

perchè queste donne sono così brutte?

perchè non si truccano?

Ora io non sono qua a dire che vi fate le seghe sulle cose sbagliate, ci mancherebbe.

Ma che la realtà, la sessualità, l’anatomicità delle persone è ben più complessa di quella che potete imparare limitandovi a youporn. E’ dura da accettare per molti. Ma prima lo fate meglio state.

ossequi

Bataille

IMG_1126

Gne. Bataille non è un romanzo erotico. Non ci sono sfumature di grigio, di rosso o di Pinot o di Millesimato. Nein.

E’ un bellissimo saggio sull’erotismo. L’ho incontrato a scuola. Fate voi. Non è prettamente una lettura da fare sul cesso. Perlomeno io mi ci sono dovuta concentrare assai.

E tuttora lo ripesco ogni tot perchè i libri tosti vanno presi con calma. Come le salite lunghe.

Dunque è un saggio sugli atteggiamenti umani riguardanti la relazione e la sessualità perlopiù.

I tabù, il legame fra sesso e morte e altre figate complesse quanto illuminanti

Comunque, il già descritto equivoco fra rispetto reale della persona in quanto tale e la sua relazione con la volonta di fare del sesso a volte violento qui trova spiegazioni dotte. Se deve servire a ragionare quindi tuffiamocivisiti.

Rispettare le persone, le loro esigenze, ascoltarle e rispettarne le volontà è alla base di una buona vita, mettere in scena una dinamica in cui ciò sembra venire a mancare per comune accordo e lasciarsi andare in questa intensità, è cosa della quale non privarsi, se ci va.

tulip

Tutta la messa in opera dell’erotismo ha come fine quello di cogliere l’essere nella sua realtà più intima, nel punto in cui il cuore viene meno.

Il passaggio dallo stato normale a quello del desiderio erotico presuppone la dissoluzione relativa dell’essere costituito. Il termine dissoluzione corrisponde l’espressione familiare di vita dissoluta legata all’attività erotica. 

Nel movimento di dissoluzione l’essere il maschio ha spesso ruolo attivo, mentre la femmina è passiva. Questo non può avere che un senso: essa prepara la fusione di due esseri che alla fine si incontreranno una dissoluzione comune. La messa in opera erotica ha come principio quindi la distruzione della struttura dell’essere chiuso, che è la condizione normale di coloro che partecipano al gioco.

L’azione decisiva è il denudamento. La nudità si oppone allo stato di chiusura, è uno stato di comunicazione che rivela la ricerca della possibile totalità dell’essere aldilà del ripiegamento su stesso. I corpi si aprono la continuità grazie degli organi celati … Si manifesta nell’espropriazione del gioco degli organi che si confondono, nel rinnovarsi della fusione simile al fluire delle onde che si uniscono si perdono l’una nell’altra.

Il denudarsi, nelle società in cui ha un senso profondo, è un equivalente, se non simulacro dell’uccisione… la partecipante femminile dell’atto erotico appare come vittima, il partecipante maschile come colui che compie il sacrificio; entrambi si perdono nel corso della consumazione nella continuità stabilita da quel primo atto di distruzione. Ciò che riduce il valore di questa comparazione è l’irrilevanza della distruzione in oggetto.

Se manca l’elemento di violazione, o persino di violenza a volte, che la costituisce, l’attività erotica tocca con maggiori difficoltà la propria pienezza…

Ciò che viene messo in gioco nell’erotismo è sempre una dissoluzione delle forme costituite ; una dissoluzione di quelle forme della vita sociale disciplinata che fonda il suo ordine nelle individualità definite.

Georges Bataille

L’erotismo